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Hokusai aveva capito con un secolo di anticipo che l'arte si sarebbe orientata verso lastrazione" (Chillida) |
Verso
lastrazione.
In parecchi dei suoi nuovi quadri l'immagine scompare,
per cedere il posto a stesure di colori in splendido
contrasto, verso lastrazione pura. Colori primari,
nella loro valenza fisica e psicologica. In altri
quadri l'immagine non viene cancellata, ma subisce
una drastica riduzione, si scarnisce, si dematerializza,
acquistando a un tempo forza e leggerezza. Segni scuri
rapidi e fulminei delineano i volti senza lineamenti
di figure informi che si stagliano nel colore con
una plasticità scultorea, con una potenza concisa
e enigmatica. Le figure si trasformano in una sorta
di fantasmi che si cercano ciecamente nello spazio
pittorico come in un'atmosfera da limbo. Limmagine
sopravvive, ma come l'impronta, l'archetipo di se
stessa, come una traccia destinata a dissolversi sotto
il flusso magico dei colori.
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"Il
colore è la forma delle cose, il
linguaggio della luce e delle tenebre (Hoffmannsthal) |
La selezione dei colori
Nelle nuove tele di Karen Thomas il colore subisce
una selezione non meno drastica della riduzione cui
soggiage limmagine. Le cromíe che arricchivano
a profusione le sue tele precedenti cedono lo spazio
al giallo, al rosso, al blu, al blunotte, al nero.
Gli impressionisti consideravano il nero un non-colore,
ma il nero occupa notoriamente un posto d'onore nella
storia dell'arte sin dai tempi antichi. Nel De
pulchro el de apto, il saggio giovanile andato
perduto ma recuperato attraverso altre opere, santAgostino
diceva che il nero è bello in rapporto
allinsieme. Tiziano lo aveva trattato
in modo magnifico. Odilon Redon lo definiva il
colore più essenziale, l'agente dello spirito".
Nel suo studio di Fregene Karen Thomas può
ammirare dall'alto il panorama circostante, fra il
mare, il cielo e la pineta monumentale, i tramonti
giallo oro e porpora o i tramonti rosso fuoco che
incendiano l'orizzonte. Ma sotto la sua mano i colori
naturali si trasmutano: la sabbia diventa d'un giallo
abbagliante, la pineta dun nero tenebroso, il
blu del mare e del cielo dun blu suo personale,
che non è il blu di Picasso, di Matisse o di
Yves Klein. E, se mai, il blu che cercavano
i poeti romantici tedeschi, ma che non trovavano di
proposito perchè il trovarlo significava l'estinzione
del desiderio, che preludeva alla morte. E il
blu di Novalis, l'autore degli Inni alla notte,
per il quale il fiore azzurro simboleggiava
lunità magica del visibile e dell'invisibile,
l'armonia del cosmo. E il blu, il blu-notte
di Karen Thomas, che evoca l'ombra, l'imbrunire, l'inquietitudine,
la malinconia, la struggente Melancholia di
Durer.
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"La
luce è una forma di vita" (Vittore Grubicy de Dragon) |
La luce di Karen Thomas
Luce: una parola semplice e breve, ma carica di mistero
sin dalla creazione del mondo. E costituita
da particelle chiamate fotoni, ciascuno dei quali
può essere considerato un pacchetto di onde
elettromagnetiche. Designa ciò che si può
vedere, Ma può essere naturale e artificiale,
diurna e notturna, reale e mentale, fisica e metafisica...
Per Leonardo era mentale, come lo era per Turner,
il pittore che Oscar Wilde citava per sostenere che
la natura imita larte ( E' un Turner di
un cattivo periodo, dice in La decadenza
della menzogna Vivian, guardando dalla finestra
un tramonto stupendo). Per Karen Thomas è fisica,
calda, sensuale, come quella dei suoi quadri d'un
giallo e dun rosso fulgenti, pure sorgenti luminose.
Ma è anche mentale, psichica, spirituale, luce
dell'anima, per usare una locuzione alquanto desueta.
E noto che Monet soleva ripetere lo stesso soggetto
dieci o quindici volte per cogliere l'effetto della
luce variante e del colore in movimento, e che nelle
Ninfee aveva raggiunto una purezza luminosa
che anticipava lastrazione. Karen Thomas, che
dipinge direttamente con il colore, con il colore-luce,
o con la luce-colore -questa prodigiosa coppia biunivoca
che crea la forma, la profondità, il movimento
- mira a raggiungere la stessa trasparenza, la stessa
purezza luminosa.
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"La Bellezza è una delle Idee del mondo intelliggibile, immortale e eterna". (Platone) |
L'enigma
della Bellezza.
E da tremila anni che si discute della Bellezza,
ma ancora non si sa che cosa essa sia. "Che cosa
sia la Bellezza io non so diceva Dürer.
"La Bellezza è un enigma diceva
Dostoevskij. "La Bellezza è un mostro
che brucia con i suoi occhi di fuoco quel po
che resta delle sue vittime sacrificali", scriveva
Baudelaire. "La Bellezza è semplicemente
l'inizio del terribile che molti di noi appena sopportano",
affermava Rilke. Un segreto legame unisce la
Bellezza all'Orrore, sostiene Jean Clair. Credo
che la Bellezza non sia niente", sentenzia Lyotard.
Ma per Karen Thomas la Bellezza è un mito reale,
antico e moderno. Per un verso, è quella della
Venere di Milo, o, specialmente, della Nike
di Samotracia, i capolavori da lei visti al Louvre
negli anni giovanili: quella Nike senza testa e senza
braccia ma alata è per lei il simbolo della
condizione esistenziale della donna nel mondo e del
suo possibile riscatto. Per un altro verso, è
la Bellezza moderna, ambigua e indecifrabile, che
rispecchia la realtà scissa, mutevole e sfuggente
che ci circonda, e che non può essere resa
in arte se non per frammenti, mutilazioni e ferite.
Ma la Bellezza resta pur sempre un'àncora di
salvezza in un mondo che sembra condannato alla distruzione.
"Signori - gridò a tutti l'ateo Ippolit
- il principe Myskin afferma che la Bellezza salverà
il mondo", si legge nell'Idiota.
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Gli angeli sono tutti tremendi (Rilke) |
Gli angeli di Karen Thomas
Gli angeli sono un altro dei motivi ispiratori di Karen
Thomas, come appare da taluni dei quadri in mostra.
Senonchè per lei gli angeli non hanno nulla di
tremendo. Essi simboleggiano leterna aspirazione
degli esseri umani al volo, all'elevazione dello spirito.
I suoi angeli sono andati acquistando una leggerezza
sempre maggiore, la divina leggerezza decantata da Nietzsche
(Zarathustra era lieve, sempre pronto a spiccare
il volo"; Il bene è leggero, tutto
ciò che è divino corre con piedi delicati;
Pensieri che incedono con passi di colomba guidano
il inondo"). Come Walter Benjamin, che aveva portato
con sè l'Angelus Novus di Paul Klee per
tutta la vita, anche Karen Thomas ha il suo Angelo Custode,
anzi i suoi Angeli Custodi, ai quali affida forse incosciamente
la mano quando dipinge.
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Costanzo
Costantini |