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TESTI CRITICI





KAREN THOMAS ESPONE PER “INARTE”

Gentili Signore e Signori,
Karen Thomas, la pittrice che vi sarà presentata questa sera, ed io, giornalista televisivo che ha il piacere di costruire un ponte tra voi e lei, facciamo in principio la stessa cosa; produciamo immagini, anche se tra quello che fa lei e quello che faccio io, ci sono mondi diversi.
Noi, la televisione e soprattutto il mio ambito “telegiornale e temi del giorno”, noi facciamo l’impossibile ogni giorno per riprodurre la verità e darvi possibilmente un’immagine veritiera di quello che è accaduto in qualche parte del mondo.
Quello che vi mostriamo è una nuova, quasi verità, un mosaico “filmistico” che non vuol essere un capolavoro. E’ nel migliore dei casi un pettegolezzo della verità.
Confrontiamo le immagini che Karen Thomas, ci presenta e vedremo che si tratta di tutt’altra qualità.
La pittrice non vuole e non deve disegnare la verità.
Lei ha l’alto diritto di adempiere e di ridare ciò che sente; anche la sofferta verità di un’immagine o di una composizione. Per esempio le pur belle ed a volte crudeli verità delle città.
Le impressioni delle grandi città di questo mondo che Karen Thomas ha riportato a casa, nel suo Atelier a nord di Amburgo e che furono messe su tela, sono molto di più che solo impressioni di architettura.
Se io guardo queste immagini di città, con il loro nel tempo aumentato caos di forme e colori, allora io sento il rumore che impazza in queste strade, sento i rumori veri e l’atmosfera della vita fatta di tante sfaccettature.
Tre sono le città, fra le altre, che Karen Thomas ha sentito maggiormente - New York - Venezia - Roma.
Io ho l’impressione che anche a voi parli la nostalgia, nostalgia che io personalmente sento molto.
Quello che mi colpito e per voi sarà lo stesso è constatare che le persone di queste città non hanno un contorno e che la loro personalità quasi annega tra i colori e le forme.
Non sono molto sorpreso che la Signora Thomas, ultimamente, si sia avvicinata di più all’uomo.
Le città che fino a quel momento dipinse, furono messe da parte come una scenografia.
Nelle cornici dei suoi quadri appaiono ora quasi come denominatore comune, i rapporti umani.
Sembra addirittura che per la Signora Thomas, i rapporti umani siano più importanti delle facce della gente. Il corpo ha un ruolo maggiore dell’esteriorità, dell’habitus.
I rapporti umani, e lo sappiamo tutti, possono essere tenerezza, amore, passione e fedeltà, ma pure gelosia, odio, inganno e brutalità.
È mia impressione che quello che la pittrice ci espone, non siano situazioni teoriche pensate. Lei è una donna che vive naturalmente in diversi campi di tensione, soprattutto in quello protetto ma altrettanto vulnerabile della sua famiglia. Da questo punto lei osserva ciò che le accade intorno e, questo, non è senz’altro poco nella nostra società e nel nostro tempo.
Per questo motivo, ognuno dei suoi quadri è uno studio di un caso, quindi, studi, su casi che motivano questa donna.
“Io non parlo, io dipingo” mi ha detto Karen Thomas una volta nel suo Atelier seduta davanti a me mentre beveva una coppa di Champagne osservando, quasi cercando un pò malinconica gli alberi autunnali ed i cespugli intorno alla sua casa bianca nella quale domina il colore marrone terra come nei suoi dipinti.
Pittori e gente della televisione, illustri ospiti, e qui ritorno all’inizio della mia annotazione, hanno qualche cosa in comune.
Hanno bisogno di antenne, amplificatori e monitor affinchè le loro immagini possano essere diffuse e viste.
Da noi, presso la televisione, chi si preoccupa sono le Poste. Per i pittori e le pittrici è un pò più difficile.
Per questo Karen Thomas questa sera può essere felice poichè nientemeno che il Gruppo Matuschka si è assunto l’onere di quanto già detto e cioè che anche gli artisti hanno bisogno di antenne, amplificatori e monitor.
 

Heiko Engelkes

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