UN INNO
ALLA VITA
Chi La densità dei colori
che ritroviamo nelle opere
di Karen
Thomas tradisce l’amore
per le tinte e per la pittura.
Sulle
campiture ella poggia la sua
composizione. Perciò i
titoli
dei suoi quadri sono semplici
ipotesi semantiche che conducono
il visitatore ma che poco hanno
a che fare con il
contenuto se nei dipinti cerchiamo,
giustamente, il transfert
spirituale che ne costituisce
la valenza. L’epifania
nell’arte di
Karen si ancora saldamente
alla sua vasta cultura. E il
solo
tentarne l’uscita onde
indiziarle, le opere della
sua personalità,
deve costituire uno sforzo
implacabile.
Figlia dell’espressionismo
tedesco, ella ha assorbito
gli echi
di un Nolde, si è deliziata
dell’amore del primo
Kandinkij
per approdare ad un studio
profondo di Kokoschka. Ma per
la sensibilità tutta
femminile che la caratterizza,
non poteva
rimanerne succube e via via
che la sua ricerca accentuava
la
sua personalità si imponeva
con una fisionomia autoctona
e
precisa. Se le ombre cupe degli
azzurri e lo splendore dei
verdi si dilatano sul timbro
vermiglio degli arrubinati
rossi è
perché la sua visione
della vita tenta di sfuggire
alla cappa
dell’ineluttabile per
realizzare il suo sogno.
Che non disdegna di passare
dalla sensibilità ad
una evidente
sensualità. Ecco quindi
pervenire, sulla spinta di
Chagall, a quella dolcezza
di visione che, se pur non
poteva
fermarsi al limitare del sentimento,
la fa tuffare nel gorgo
misterico di un amore cui il
sogno romantico concede sempre
all’animo femminile felice
approdo.
Karen qui costruisce il suo
mondo; un mondo fatto di realtà
fabulistiche nel quale la materia
altro non è che la trama
su
cui tessere la sua tela.
Abbiamo accennato alla sua
cultura ben sapendo che non
si
può assolutamente prescindere
da essa quando si esamina una
sua opera. Ed è merito
non secondario quello di lasciarla
solo intravvedere nelle pieghe
della pittura mentre
profondo ne emerge il pensiero.
Profondo aleggiante su stesure
di colore e corrente su segni
che deliziano la vista movendo
l’anima verso momenti
di
estasi. Che non approda mai
al delirio poiché la
mano sicura
e la mente presente fanno sì che
l’opera conservi la fisionomia
di un’anima accesa dal
fuoco dell’arte ma schermata
dalla banda solida della sapienza.
Le opere esposte che riguardano
Roma e le passeggiate,
pur rifiutando l’immagine
prettamente iconica, lasciano,
se
non intravvedere o almeno sentire,
col sole romano, la sua
vitalità storica e la
malìa di quel miraggio
che da sempre
costituisce il sogno di tanti
artisti-amanti.
Karen è l’oggi
della pittura dotta perché non è rimasta
legata
al passato se non quel tanto
che giova all'espressione
nella scelta della propria
strada.
Ma anche
perché, una volta accennata
la pretesa personalità,
ha saputo trascendere il mero
fatto pittorico per decantare
con la poesia racconti e pulsioni
cui ha donato l’anima.
Con gioia, a volte con sottile
ironia, sempre con misurata,
anche se esplosiva, sincerità.