TESTI CRITICI
Discorso per l'inaugurazione della mostra "Il mistero del Blu" di Karen Thomas, 7 maggio 2014 all'IPSAR

I
Eccellenze, Signore e Signori, cari Amici dell'arte di Karen Thomas!
Vi ringrazio per avermi invitato, questa sera, a dire qualche parola per l'inaugurazione della mostra "Il Mistero del Blu" di Karen Thomas.
È per me una grande gioia e un onore, ma anche una grossa sfida.
Si vede e si sente che non sono né italiano né artista né studioso di arte.
È soltanto per l'amicizia che mi lega a Karen e Wolfram Thomas, e per il fatto che queste due persone meravigliose sono membri della nostra chiesa, che ho ricevuto l'invito a pronunciare alcune parole d'introduzione, in questo luogo splendido.
Lo faccio volentieri, guardando le cose dalla prospettiva del teologo.
I quadri di Karen Thomas entusiasmano perché ci mostrano la ricchezza di colori della vita e la bellezza del creato.
Perché, coi loro colori e forme, irradiano speranza e certezza, senza passare sotto silenzio il mistero della vita, la sua profondità ed enigmaticità.
Perché sono dipinti con reverenza verso il creato e ci invitano a riscoprire proprio questo: il miracolo della vita, il mistero del Blu.

II
Arte e Chiesa hanno compiti differenti.
Ma entrambe hanno in comune il punto centrale: l'essere umano, che medita su da dove viene e dove va, sulla propria identità e la propria esistenza.
Proprio all'inizio della Bibbia, nel racconto della creazione del mondo, a proposito dell'essere umano viene detto quanto segue: "Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio." (Gn 1, 27).
Questo versetto della Bibbia è noto e importante per ciò che afferma sull'essere umano fatto a immagine di Dio.
Ogni essere umano è fornito di una dignità specialissima, inalienabile.
Alla domanda "Che cos'è l'essere umano?", la Bibbia risponde: "Eppure tu l'hai fatto solo di poco inferiore a Dio (…) Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani." (Sl 8, 5.7).
C'è anche un altro aspetto di grande importanza, riguardo a questo: la forza creatrice di Dio. Essa lo distingue come artista.
Come indica il termine ebraico "bara", "creare", che è usato in questo versetto al posto della parola usuale per "fare".
Secondo la Genesi, l'intero creato è un'opera d'arte. Dio è l'artista. L'essere umano come "immagine" di Dio è opera d'arte nell'opera d'arte ed ha egli stesso il dono della creatività.
Nella concezione della Bibbia, a tale dono è connessa la responsabilità speciale che l'essere umano ha nella salvaguardia del creato.

III
Se guardiamo a ciò che costituisce lo sfondo della nostra epoca, allora si vede che, in molti ambiti della nostra società, al centro c'è la fattibilità tecnica.
Le conquiste della civiltà alimentano la fede nella fattibilità di tutte le cose.
Il fatto che questo sia un errore fatale; che il progresso tecnologico, pur con tutti i vantaggi che ci reca, possa anche comportare mettere a rischio questo mondo, è qualcosa che, negli anni scorsi, abbiamo dovuto amaramente imparare. Ricordo solo la catastrofe di Fukushima.
Ma questo delirio di fattibilità, oggi, non si estende solo al progresso tecnologico: esso si fa strada sempre di più nelle relazioni interpersonali.
Il materialismo che si espande porta, spesso inconsapevolmente, a valutare gli altri secondo la loro utilità. Una delle conseguenze è che sempre meno persone sono disposte ad esercitare il respiro lungo, necessario per mantenere in essere una relazione, anche quando ci sono difficoltà che gravano sulla vita insieme.
Un'altra conseguenza della reificazione delle relazioni consiste in un crescente impoverimento della sensibilità, tanto riguardo all'ambiente personale quanto riguardo anche alla responsabilità che ogni singolo cittadino ha verso la società civile.
Ha pienamente ragione Papa Francesco, che, nella sua visita a Lampedusa, ha detto che la cultura del benessere ci ha reso insensibili alla miseria degli altri: "ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l'illusione del futile, del provvisorio, che porta all'indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell'indifferenza."
In questa situazione, Arte e Chiesa si trovano di fronte alla stessa sfida di una "banalità dell'esserci (…) che non conosce più il mistero" (Georg Moser), che si sta diffondendo.
Tanto più è importante e bello, quindi, che ci siano artisti come Karen Thomas: persone che sentono che il consumismo, da solo, non fornisce sostegno; che l'economia, da sola, non dona gioia; che il sapere, da solo, non conferisce senso alla vita.
Persone lungimiranti e coraggiose, che non si tirano indietro, ma che riescono a mostrare la loro visione e impostazione, affatto diverse, rendendoci così possibile uno sguardo nuovo e arricchente sul mondo e la vita.

IV
Proprio questo è ciò che fanno i quadri di Karen Thomas.
Ci prendono per mano. Ci mettono davanti agli occhi, in modo nuovo, il mistero della vita. Mostrano la bellezza e la fragilità del mondo. Chi guardi in questi quadri, ci si immerga, lasci che la propria usuale percezione sia interpellata, viene toccato dall'interno e percepisce qualcosa del miracolo, profondo e misterioso, del creato.
Blu, nelle gradazioni più raffinate, sono questi quadri di Karen Thomas. E sempre, in questo blu, si ritrovano tracce d'oro e di colori discreti.
Blu è la vastità del cielo e la profondità insondabile del mare.
Blu è il mantello protettivo della Madonna. Blu è il nastro che il poeta Eduard Mörike fa garrire nella primavera.
Blu è il fiore cui anela il Romanticismo. Blu sono i cavalli di Franz Marc.
Blu è il colore della trascendenza. Nella teoria dei colori di Goethe veniamo a sapere perché è così. "Questo colore", dice Goethe, "ha per l'occhio un effetto speciale, quasi indescrivibile (…) Così come vediamo blu il cielo alto, le montagne lontane, così anche una superficie blu sembra allontanarsi da noi (…) Guardiamo volentieri il blu, non perché si spinga verso di noi, ma perché ci porta con sé."
Nel colore blu ci diventano presenti cielo e terra, che, al tempo stesso, si sottraggono a noi.
Così come una persona che ci attrae, proprio sottraendosi ci allontana dalla nostra via, così anche nel blu, come mostrano i quadri di Karen Thomas, c'è una forza, un'energia che attrae perché non si accontenta della "banalità dell'esserci", ma ci fa intuire il mistero della vita; ben sapendo che resterà sempre tale.
Ma, in tal modo, i quadri di Karen Thomas ci schiudono una dimensione e una profondità della nostra realtà che ci occorrono per vivere tanto quanto il pane quotidiano.
Perché dallo stupore per il mistero del creato nascono la reverenza per la vita e la responsabilità per la salvaguardia del mondo. Un tale incontro, stimolante e profondo, coi quadri di Karen Thomas, è ciò che vi auguro.
Concludo le mie riflessioni con le parole di Leonhard Bernstein, che ha espresso in modo stupendo l'importanza speciale degli artisti per la nostra vita e la nostra società.
Leonhard Bernstein ha detto: "La nostra verità, se viene dal cuore, e la bellezza che ne promana, sono forse gli unici veri indicatori di direzione che restano; sono gli unici fari chiaramente visibili, le uniche fonti di rinnovamento della vitalità delle culture mondiali umane. Se gli economisti litigano, noi possiamo essere allegri. Se i politici fanno i loro giochi diplomatici, noi possiamo muovere cuore e cervello. Se gli avidi arraffano, noi possiamo donare. Le nostre penne, le nostre voci, i nostri pennelli, i nostri pas de deux, le nostre parole, i nostri diesis e bemolle salgono molto più in alto dei più alti getti di petrolio. Possono mettere in ginocchio il tornaconto. Possono salvaguardarci dalla decadenza morale. Magari, sono solo gli artisti quelli che possono riconciliare l'aspetto mistico con quello razionale e poi proseguire, mettendo davanti agli occhi dell'umanità la presenza di Dio."
Vi ringrazio per l'attenzione! Grazie mille!

Dr. Jens-Martin KRUSE ,
Pastore della Chiesa Evangelica-Luterana a Roma


AMEDEO

2013/15

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Karen Thomas